Povertà energetica e salute, accordo tra RSE e Osservatorio Epidemiologico di Torino.

Nonostante il COVID-19, l’attività di ricerca sulla Povertà Energetica di RSE non si ferma: ad aprile è stato siglato un importante accordo di collaborazione tra RSE e l’Osservatorio epidemiologico di Torino (ASL Torino 3) per lo sviluppo di un progetto di ricerca riguardante la correlazione tra Povertà Energetica e salute. L’accordo si inserisce nel ramo di ricerca sulla Povertà Energetica, su cui RSE è attiva da molti anni: a partire dalle sperimentazioni nelle abitazioni di edilizia popolare a Milano, per arrivare alle azioni di mitigazione messe in campo con il progetto ASSIST 2gether, tramite la collaborazione con utilities ed enti del terzo settore. Proprio in seguito all’ emergenza da COVID-19, in assenza di sussidi, la crisi economica avrà un forte impatto sulle fasce più deboli di popolazione ed acuirà le differenze sociali: ciò potrebbe portare ad un forte inasprimento delle difficoltà nel pagamento delle bollette e quindi ad un incremento nel numero di utenti vulnerabili. A queste problematiche si aggiunge il tema della decarbonizzazione: nonostante nei giorni di chiusura vi siano state notevoli diminuzioni dei consumi e della concentrazione di inquinanti in atmosfera, il ritorno a condizioni “normali” deve essere accompagnato da un proseguimento delle azioni volte a raggiungere gli sfidanti obiettivi al 2030 e al 2050. Qualunque provvedimento, però, deve tenere conto delle necessità di tutte le fasce di popolazione, comprese quelle vulnerabili: nessuno deve essere lasciato indietro. Gli utenti vulnerabili, spesso, vivono in case a bassissima efficienza energetica: per loro, l’unico modo di contenere i consumi (soprattutto di climatizzazione invernale ed estiva), come anche dimostrato dal progetto “Energia su Misura”, è “non consumare”, ossia non raggiungere le condizioni di comfort minimo, per non spendere. In questo caso non si parla però di efficienza energetica, ma di risparmio energetico, a discapito della qualità di vita delle persone. Gli attuali sussidi per l’efficienza energetica, infatti, prevedono un rimborso a consuntivo (tramite dichiarazione dei redditi) di parte delle spese sostenute: nonostante negli ultimi anni sia stata introdotta la possibilità di cedere il credito a finanziatori o fornitori, rimane comunque necessaria la disponibilità economica per sostenere parte degli investimenti di riqualificazione, spesso gravosi. Per effettuare tali interventi è poi necessario essere proprietari dell’abitazione, condizione che, soprattutto nelle città, si verifica raramente nel caso di utenti vulnerabili. L’unico sostegno concreto alle famiglie con basso reddito, al momento, è il Bonus Sociale, che copre parte delle spese della bolletta e viene erogato solo in base al reddito, e non alle reali esigenze di consumo della famiglia (nonostante ci sia una parametrizzazione per fasce climatiche e numerosità familiare, non vi è nessun riferimento alla tipologia di abitazione o alla tipologia di impianto, che possono incidere notevolmente sui consumi, soprattutto di riscaldamento). Secondo l’OMS, un risparmio energetico conseguito abitando in case in condizioni malsane, ossia troppo fredde in inverno, troppo calde in estate e troppo umide (con eventuale presenza di muffe) può avere gravi conseguenze sulla salute degli occupanti: in particolare, vi sono comprovati rischi di incremento di patologie cardiache e respiratorie, sia con effetti mortali (es. infarti) che con conseguenze croniche. Inoltre, un’eccessiva umidità aumenta la probabilità di sviluppo di asma nei bambini. Si valuta che vi sia anche una maggiore probabilità di incorrere in patologie psichiatriche, per bambini ed adulti, e ci possano essere conseguenze sullo sviluppo dei neonati sia durante la gravidanza (ridotta crescita fetale, aumentata probabilità di aborti spontanei e morte in utero) che nei primi anni di vita (rallentamento della crescita) ma non vi sono ancora sufficienti evidenze in proposito. Per ovviare a questa serie di problemi, servono interventi concreti da parte di un decisore politico. In particolare, la riqualificazione energetica degli edifici è una strategia in grado di ridurre “alla base” l’entità del fenomeno, garantendo una riduzione dei costi energetici che consente di mantenere all’interno dei locali un minimo livello di comfort e riducendo la probabilità di contrarre le citate patologie. Tale azione avrebbe, quindi, l’effetto di ridurre sia il carico di malattia che la pressione delle sue conseguenze sul sistema sanitario, in termini di costi e occupazione delle strutture, oltre a contribuire anche alla rigenerazione urbana di aree spesso degradate L’“internalizzazione” dei costi sociali evitati, in particolare quelli a carico della sanità, al momento non considerati nella valutazione dei tempi di ritorno degli investimenti di riqualificazione, potrebbe favorire la sostenibilità degli interventi di riqualificazione di edifici di edilizia residenziale pubblica, creando un circolo virtuoso di utilizzo delle risorse. A sua volta l’“internalizzazione” dei costi marginali per la sanità di politiche non sanitarie è fortemente raccomandata dalla strategia “Salute in Tutte le Politiche” adottata nel 2008, a cui il Ministero della Salute sta dando seguito con un’apposita azione concertata nell’ambito della Joint Action Europea Health Equity Europe. Per cercare di stimare i potenziali costi sociali indotti dalla povertà energetica e verificare i potenziali benefici indiretti associati al suo contrasto, è stato avviato da RSE e Osservatorio Epidemiologico di Torino (ASL TO3 Piemonte), un progetto pilota sull’area di Torino; l’obiettivo del progetto è verificare se sia possibile stimare, per un campione di famiglie classificate in povertà energetica, una maggiore probabilità di contrarre malattie associate al degrado abitativo, una maggiore propensione all’uso dei servizi sanitari, e valutarne l’impatto economico sulla spesa pubblica. Partendo da metodologie consolidate in Inghilterra e Francia (dove, è utile ricordarlo, esistono database statistici che correlano direttamente l’efficienza energetica delle abitazioni con i parametri legati a povertà energetica e salute), l’obiettivo è di sviluppare una metodologia che permetta di valutare, per il caso italiano, con i dati statistici a disposizione, se vi sia una maggiore incidenza di determinate patologie all’interno delle famiglie economicamente vulnerabili. In particolare, RSE si occuperà di calcolare, per varie tipologie di famiglie, con le loro abitazioni caratteristiche, un fabbisogno energetico, che si traduce in una spesa, e valutare, per diverse zone della città di Torino, quali siano i tassi di povertà energetica, tramite analisi dei dati relativi alle spese delle famiglie (database ISTAT 2015). A complemento di ciò, ASL Torino si occuperà invece di analizzare l’incidenza delle patologie, indicate dall’OMS e dalla letteratura come correlate a scarsa efficienza dell’abitazione, nelle zone a maggiore o minore prevalenza di povertà energetica, ed il costo associato alla cura di tali patologie. Ciò permetterà di verificare se ci sia, anche nel caso italiano (o, perlomeno, torinese) un pattern che colleghi povertà energetica e salute e quale sia il suo impatto sulla spesa sanitaria pubblica. Tale metodologia sarà poi generalizzata e validata per l’applicazione in altre realtà sul territorio nazionale, tramite collaborazioni con Regioni, ASL ed altri enti locali.

La digitalizzazione delle famiglie in Italia

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Il grado di digitalizzazione delle famiglie italiane è un parametro molto importante, che consente di valutare la loro capacità di interagire in maniera attiva in un mondo sempre più connesso. Durante la quarantena essere connessi assume maggiore rilevanza, essendo il modo più comodo ed efficace per rimanere in contatto con il mondo esterno. La situazione in Italia non è ottimale, in quanto circa un quarto delle famiglie italiane non possiede un PC in casa, mentre circa un terzo non possiede una connessione ad internet in casa, come si può vedere dalla tabella sotto.

La distribuzione dei dispositivi per aree geografiche L’ analisi dei dati ha evidenziato una variazione della percentuale di possesso di un PC e del numero medio di PC posseduti dalla famiglie in rapporto alla zona geografica. Al sud e nelle isole: – più di 3 famiglie su 10 non hanno un PC in casa; – 4 famiglie su 10 non hanno disposizione una connessione internet in casa. Nel Nord-est tali percentuali salgono, rispettivamente, a circa 2 famiglie su 10, a prova del divario esistente nel paese fra Nord e Sud.
Distribuzione per zona geografica della percentuale di famiglie che possiedono almeno un PC nella loro casa e numero medio di PC posseduti.
Distribuzione per zona geografica della percentuale di famiglie che possiedono una connessione ad internet nella loro casa.

È interessante vedere come varia la percentuale di possesso in base al numero di componenti della famiglia. La tabella mostra che con l’aumento del numero dei componenti del nucleo familiare aumenta anche la percentuale di possesso di almeno un PC. Si nota che le differenze fra le percentuali di possesso di almeno un PC fra le famiglie che vivono al Nord e quelle che vivono al Sud sono comprese nell’intervallo fra i 5% e il 15%, con un divario che si amplifica leggermente all’aumentare delle dimensioni del nucleo familiare.

Per le famiglie con almeno un PC in casa, il numero di PC posseduti varia in base al numero di componenti del nucleo familiare. Si rileva una dotazione di apparecchiature inferiore nelle famiglie del Sud rispetto a quelle del Nord. Da notare che nel caso delle famiglie monocomponenti si ha una sostanziale omogeneità fra il numero di PC posseduti fra Nord e Sud, la differenza si fa man mano più sostanziale al crescere delle dimensioni della famiglia, rendendo più difficoltoso l’utilizzo di un PC da parte di ogni membro della famiglia.

Titolo di studio ed età Riguardo al possesso di almeno un PC, i grafici mostrano un’ incidenza superiore del 20% circa, nei nuclei familiari in cui il capofamiglia ha una laurea. Anche l’età influisce molto, come si vede dai dati in tabella.
Confronto fra la percentuale di possesso di almeno un PC in casa per i nuclei familiari in cui il capofamiglia ha una laurea e quelli in cui il capofamiglia non è in possesso di una laurea

Variazione sulla base della spesa annua per l’energia elettrica Analizziamo ora come varia la percentuale di possesso di almeno un PC e della connessione ad internet rispetto alla spesa annua per l’energia elettrica. Nello studio è stata considerata anche la presenza o meno del bonus sociale elettrico. Come si nota dai grafici sottostanti, la dipendenza è prevalentemente polinomiale nel caso del possesso di almeno un PC. Prevalentemente lineare nel caso del possesso della connessione ad internet.
Andamento della percentuale di possesso di almeno un PC e della connessione ad internet in casa per i nuclei familiari sulla base della spesa annua per l’energia elettrica.
Trend della percentuale di possesso di almeno un PC e della connessione ad internet in casa per i nuclei familiari sulla base dell’incidenza percentuale della spesa annua per l’energia elettrica sul reddito della sua famiglia.
Andamento della percentuale di possesso di almeno un PC e della connessione ad internet in casa per i nuclei familiari sulla base dell’usufruire o meno del bonus sociale elettrico.
Trend della percentuale di possesso di almeno un PC sulla base della zona geografica e dell’usufruire o meno del bonus sociale elettrico.
Gap digitale e consapevolezza dei consumi I risultati sopra dimostrano l’esistenza di un gap digitale fra il Nord e Sud del paese. La numerosità dei nuclei familiari e l’assenza di titoli di studio superiori al diploma contribuisce all’incremento della distanza di cui sopra. Tutto ciò si traduce in mancate opportunità per i cittadini che vivono in queste zone, con tutti gli svantaggi per il sistema paese.

I risultati sopra dimostrano una correlazione fra il grado di digitalizzazione di una famiglia (dotazione di PC e connessione ad internet) con queste tre variabili: – spesa assoluta annua per energia elettrica; – incidenza percentuale della spesa annua per l’energia elettrica sul reddito della sua famiglia; – presenza o meno del bonus sociale elettrico. Per tale motivo una profilazione delle famiglie sulla base di queste variabili dimostra di essere utile per mettere in risalto laddove si può intervenire con maggiore efficacia al fine di colmare il gap digitale che affligge il nostro paese. Un esempio di tale profilazione è illustrato nella tabella sottostante:

È stata rilevata un’ elevata percentuale di risposte “Non so” alle domande legate ai temi energetici, ad esempio sulla conoscenza della propria spesa annua di energia elettrica. Dimostrazione di una scarsa sensibilità sul tema Energia da parte dell’utenza, che andrebbe orientata verso uno stile di vita il più possibile sostenibile.

Le case degli italiani in tempi di Coronavirus

Le prescrizioni, imposte per il contrasto del Covid-19, confinano il perimetro della vita degli italiani all’intero della mura domestiche. Una situazione del tutto diversa rispetto a quelle di qualche mese fa che ha fortemente modificato i comportamenti e con esse le prassi di consumo energetico nel corso della giornata.

Questo particolare periodo che ha rivoluzionato i consumi e i comportamenti può essere utilizzato come una palestra dove perfezionare il livello di “smartness” verso tecnologie digitali, per valorizzare al meglio gli aspetti positivi. Ciò permetterà rendere il ruolo degli utenti sempre più attivo all’interno del sistema energetico, con benefici collettivi.

La ricerca RSE Nei primi mesi del 2020 RSE ha svolto – con l’apporto di GfK Italia – un’indagine su un campione di 1.527 famiglie, rappresentativo, in termini territoriali e di composizione, della popolazione italiana.

Lo scopo è stato di rappresentare uno spaccato realistico delle diverse tipologie di nuclei famigliari, in linea con la composizione dei panel Istat, e descrivere le dotazioni delle principali apparecchiature domestiche (numerosità, tipologia, età, classe energetica) e abitudini di utilizzo e consumo (frequenza, durata e numero di utilizzi), in determinate fasce orarie di un “giorno tipo invernale”, distinto in feriale, sabato e di domenica.

Confronto fra dati ISTAT e dati GfK sulla distribuzione delle famiglia in base a variabili geografiche e morfologiche (Area Geografica, Ampiezza Centro e Numero componenti della famiglia)

Conforta sapere, in regime di vita “da Coronavirus”, che solo il 19% del campione vive in affitto, quindi con la necessità di dover provvedere, in periodo di crisi occupazionale ed economica, al pagamento della pigione e che circa l’82% delle famiglie vive in abitazioni, mediamente da 70 a 120 m2, con almeno un balcone o terrazzo, surrogato della normale vita social di tutti i giorni, su cui poter beneficiare della fatidica “ora d’aria”.

La disponibilità di energia elettrica. Per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica, circa il 51% delle famiglie è sul mercato libero, il 29% è nel servizio di maggior tutela, mentre il restante 20% non sa rispondere a questa domanda, a riprova del fatto che circa un italiano su cinque non conosce e, probabilmente, non ha interesse ad approfondire il tema della consapevolezza dei propri consumi. Prima del Coronavirus, la spesa media annuale della bolletta dell’elettricità e del gas, per una famiglia tipo, era pari, rispettivamente, a circa 565 € e 675 €: è interessante notare come, anche in questo caso, il 16% delle famiglie non abbia saputo rispondere alla domanda. Mediamente il costo dell’energia elettrica incide per il 9% sul reddito, 10% nel caso del gas metano.

I principali elettrodomestici sono tutti presenti nelle case degli italiani ma è interessante esplorare la dotazione degli altri strumenti e device posseduti per poter fare delle considerazioni anche sul livello di coinvolgimento digitale possibile in questo periodo.

Diffusione dei principali elettrodomestici all’interno delle famiglie italiane.

La TV è accesa ogni giorno per poco meno di 4 ore in prevalenza nella fascia oraria dalle 19 alle 24, mentre il bucato si fa in lavatrice prevalentemente nei giorni feriali (81% delle famiglie) circa 3 volte alla settimana a seconda della tipologia di famiglia.

Il 58% delle famiglie possiede la lavastoviglie (nel 2012 la quota era del 46%) e il 20% ha anche l’asciugatrice (era solo l’8% nel 2012).

Grande incremento per climatizzatori/condizionatori; lo possiede circa una famiglia su due (46%) con prevalenza per modelli a pompa di calore (caldo e freddo).

Sempre più smart working L’emergenza Covid-19 è stata segnata dalla diffusione dello smart working e dalle lezioni online per i ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado. Per farlo serve però una dotazione digitale.

Il 70% del campione possiede una connessione a internet: il 60% ha il modem/router sempre accesso 24 ore su 24, mentre la media di accensione è di quasi 18 ore al giorno. Coerentemente, il 78% delle famiglie possiede un PC (nel 2012 era il 64%) prima dell’emergenza utilizzato principalmente (81%) nei giorni feriali per 3,5 ore al giorno.

Il dato, confrontabile con quanto emerso dall’ultimo censimento Istat, delle famiglie senza PC o connessione è dunque del 30%, nuclei che quindi incontrano più difficoltà in questo periodo di isolamento e in cui l’approccio virtuale appare l’unica possibilità di rimanere collegati alla “vita reale”.

Dal quadro presentato emerge come la permanenza fra le mura domestiche possa sicuramente determinare un aumento nei costi di gestione delle famiglie, a partire dalle bollette dell’energia elettrica e del gas. Questo può rappresentare un problema per una certa parte di popolazione, in particolare per gli utenti vulnerabili, verso i quali sarebbe necessaria un’attenzione ad hoc, specialmente in questo periodo di crisi. Uno degli sviluppi futuri della ricerca RSE sarà proprio quello di andare ad approfondire l’analisi su questa tipologia di utenti.

Mobilità, telefonia e comportamenti. Un nuovo metodo di analisi

L’emergenza legata alla diffusione planetaria del Covid-19 porta con sé, oltre alla drammatica escalation di vittime e contagi, anche una serie di ripercussioni sul sistema produttivo ed economico dei Paesi coinvolti nella pandemia.

In questa situazione anomala, di isolamento e confinamento delle persone all’interno delle proprie abitazioni, di fermo di gran parte delle attività produttive e commerciali e di drastica diminuzione degli spostamenti di cittadini e merci, la ricerca può fornire interessanti spunti di riflessione su dinamiche, andamenti e trend.

RSE ha da tempo avviato una serie di attività di ricerca dove sono analizzati e studiati i comportamenti e gli atteggiamenti dei cittadini rispetto ad alcuni parametri come il consumo energetico, l’efficientamento – domestico e industriale -, i sistemi della mobilità pubblica e privata. Lo scopo è fornire mappature e stati dell’arte che consentono la definizione di scenari sul medio e lungo termini utili agli operatori del settore energetico e della mobilità e ai decisori, chiamati a indirizzare, con le loro politiche, il mercato, i servizi e i comportamenti della popolazione.

Fra queste trovano particolare interesse, le attività connesse all’analisi dei dati resi disponibili, nel completo rispetto delle normative sulla privacy e per soli fini statistici, dagli operatori delle telefonia mobile. La diffusione capillare di strumenti come smartphone e tablet mette a disposizione diverse informazioni legate alla posizione nel tempo di tali dispositivi, campionati in modo molto frequente per accedere ai diversi servizi offerti dai quali è possibile costituire, ad esempio, una base di dati ricca e dettagliata sui comportamenti di mobilità delle persone.

In particolare il gruppo efficienza energetica di RSE ha già utilizzato queste informazioni per ricostruire la domanda di mobilità urbana nella area metropolitana di Milano, in quella di Parma e sull’intero territorio nazionale per gli spostamenti a lungo raggio. I dati sono profilati, per genere ed età, per spostamenti in un giorno tipo: feriale e festivo. L’inserimento dei dati delle mappe in modelli trasportistici, che descrivono l’offerta di trasporto, consente di individuare possibili proposte e soluzioni per migliorare e razionalizzare l’offerta di mobilità sostenibile alternative alla situazione attuale.

I risultati ottenuti, su dati del 2018, nell’area di Milano, consentono oggi di avere una fotografia, reale e dettagliata, di una situazione tipo che potrà essere confrontata, a breve, con i medesimi valori rilevati in questo periodo “anomalo” di stop pressoché totale degli spostamenti di persone, veicoli e mezzi.

Fra i risultati più interessanti e utili per questo confronto vi sono le informazioni sulla mobilità concatenata, cioè riferita agli spostamenti effettuati da persone non residenti né nella zona di origine né nella zona di destinazione, ad esempio invece del classico tragitto casa – lavoro una catena casa – accompagnamento – lavoro – casa per un padre che accompagna un figlio a scuola distinguendo gli spostamenti per le diverse fasce biorarie e per le tre tipologie di giorno (feriale, sabato e domenica). I risultati sono presentati come rapporto percentuale tra gli spostamenti concatenati e quelli totali, riferiti all’intera area nazionale.

Sono espressi i valori percentuali di tale rapporto in funzione della fascia bioraria per i tre giorni tipo e riferiti all’intera area di studio, considerando gli spostamenti aggregati spazialmente sia per origine (O) che per destinazione (D).

Come si vede dall’immagine sottostante la mobilità concatenata è innanzitutto un fenomeno più presente durante i giorni feriali, dove alla mobilità sistematica (casa – lavoro) si aggiunge spesso anche una mobilità occasionale. Il picco è maggiormente presente intorno alle ore del mezzogiorno e può riguardare, sia la cosiddetta pausa pranzo, sia la mobilità di chi esaurisce gli spostamenti sistematici intorno a quell’ora (si pensi sia agli studenti che a chi lavora part-time). Inoltre si osserva che la maggior concentrazione di spostamenti concatenati avviene nelle aree centrali di Milano probabilmente per la maggiore concentrazioni di aree attrattive nel centro cittadino, soprattutto per motivazioni non riconducibili a spostamenti sistematici.

Per le giornate di sabato e di domenica, in cui la gestione della “vita quotidiana” assume ritmi diversi da quella delle settimana lavorativa, invece, l’andamento dei valori non risulta così ben definito; durante il giorno le variazioni sono minime attestandosi tra il 22% e il 32% con lievi massimi nelle ore notturne (fasce biorarie 1 e 12).

Quota di spostamenti concatenati per origine (O) e per destinazione (D) per tipo di giorno e per fascia bioraria: (WD = 1) = giorno feriale, (WD = 2) = sabato (WD = 3) = domenica

Obiettivo delle future ricerche è quindi quello di comprendere l’evoluzione dei flussi degli spostamenti durante un evento critico, come si sono distribuiti, come si è modificata la richiesta di trasporto pubblico. I dati già ottenuti potranno altresì essere mesi a disposizione per stabilire, soprattutto nella fase di ripresa e di ritorno progressivo verso la normalità, come procedere con la riattivazione di servizi, su quali zone concentrare attenzione e maggior controllo per evitare il rischio di nuovi contagi e su come rimodulare l’offerta energetica e di moblità pubblica alla luce dei cambiamenti sociale e comportamentali nel frattempo intervenuti.

Efficienza Energetica in Industria: un nuovo tool per le Aziende e le ESCO

Efficienza Energetica: il settore industriale “pesa”  nei consumi energetici dell’Unione Europea per una percentuale compresa, negli ultimi anni, tra il 25 e il 30%. Insieme al settore residenziale ed al settore trasporti, esso deve agire come traino per un generale incremento dell’Efficienza Energetica e una conseguente diminuzione significativa dei consumi.
Questa esigenza è stata sottolineata dalla direttiva
2012/27/EU, la cosiddetta “Energy Efficiency Directive”
(EED), che definisce chiari obiettivi di riduzione dei
consumi che ogni Stato Membro deve raggiungere nei 
prossimi anni.
L’Unione Europea, inoltre, si concentra su questo settore anche nel SET Plan (Strategic Energy Technology Plan), la cui Azione n. 6 definisce obiettivi per l’Industria da raggiungere entro il 2020 e una visione strategica per il 2050.

Il Progetto Europeo EU-MERCI

Molti Stati Membri dell’Unione Europea hanno già messo in atto politiche di diverso tipo per incentivare gli interventi di Efficienza Energetica, in modo da rispettare le richieste dell’Unione. Queste tematiche costituiscono il cuore del Progetto Europeo EU-MERCI (“EU coordinated MEthods and procedures based on Real Cases for the effective implementation of policies and measures supporting energy efficiency in the Industry”). finanziato dalla Commissione Europea con il programma Horizon 2020 (Grant Agreement nr. 693845).

Obiettivo “Buone Pratiche”

Il Progetto EU-MERCI parte da un’analisi delle politiche adottate nei vari Stati. Prevede la costruzione di un database di progetti di efficienza energetica realizzati in ambito industriale in diversi Stati, con l’obiettivo di estrarre le “Buone Pratiche” di efficienza energetica. La fase finale è poi la validazione di queste “Buone Pratiche” da parte di esperti nei vari settori industriali e la valutazione di come le politiche di incentivazione possano valorizzare l’adozione di queste pratiche.
Il cuore del progetto EU-MERCI è la definizione 
di “Buona Pratica”.

Cosa è realmente una “Buona Pratica”?

Cosa sia una “Best Available Technique” o “la miglior tecnologia disponibile”, è ben noto,  ma la prima domanda che ci si è posti è se questa tecnologia sia tecnicamente ed economicamente fattibile nella realtà. Il concetto di “Buona Pratica” prova a rispondere a questa domanda. Abbiamo definito infatti “Buona Pratica” una “tecnica o metodologia che, attraverso l’esperienza e la ricerca, abbia condotto a un risultato desiderato, con il minimo uso di risorse, nella realtà”.
Quindi, una “Buona Pratica”, deve essere: 
- energeticamente efficiente
- tecnicamente fattibile
- economicamente sostenibile
I criteri collaterali per i singoli settori sono il potenziale di replicabilità della pratica in diversi stati e la sua esportabilità in altri settori.

Analisi e indicatori

Si è scelto di definire le “Buone Pratiche” seguendo 3 diversi approcci:
  • Analisi statistica del database, ad esempio la frequenza di una data misura in un settore o in diversi settori;
  • Esperienza tecnica dei selezionatori, che permette di comprendere il valore aggiunto della pratica;
  • Uso di Indicatori di Performance (Key Performance Indicators, KPIs), per quantificare oggettivamente i benefici (energetici, ambientali ed economici) apportati dalla pratica.
La combinazione di questi 3 criteri consente di identificare, nel miglior modo possibile, quali dei progetti del database possano essere considerati come “Buone Pratiche”. I settori analizzati nel progetto sono quelli più rilevanti dal punto di vista dei consumi energetici e/o dell’impatto economico nell’Unione Europea, in particolar modo:
  • Industria alimentare e delle bevande – NACE C10-C11
  • Fabbricazione di Carta e di prodotti di carta – NACE C17
  • Fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio – NACE C19
  • Fabbricazione di prodotti chimici – NACE C20
  • Fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi – NACE C23
  • Metallurgia – NACE C24
  • Macchine – NACE C25-28

La piattaforma EIEEP

Le “Buone Pratiche” individuate dal progetto sono raccolte all’interno della “European Industrial Energy Efficiency good Practices (EIEEP) platform”, liberamente accessibile all’indirizzo http://www.eumerci-portal.eu.
Questa piattaforma costituisce il più grande database pubblico
di interventi di Efficienza Energetica in ambito industriale
in Europa.

Uno strumento indispensabile in termini di Efficienza Energetica

E’ possibile dunque consultare i dettagli sui progetti implementati nei diversi Paesi, le schede tecniche sulle “Best Practices” disponibili in varie fonti di letteratura e sulle “Buone Pratiche” (“Good Practices”) individuate nell’ambito del progetto EU-MERCI. Inoltre si può accedere ad approfondimenti sull’Industria Europea in generale e dei singoli Paesi in particolare, visionare descrizioni dei vari processi industriali ed, infine, risultati di indagini svolte insieme a diversi gruppi di stakeholders. La piattaforma costituisce uno strumento utile per le aziende dei vari settori in cerca di consigli o di conferme sui progetti di Efficienza Energetica da adottare, e per le ESCO, che possono attingere dal database e dalle “Buone Pratiche” idee innovative da proporre ai propri clienti.

Efficienza Energetica in Industria: RSE ti aiuta a migliorarla

RSE è da tempo impegnata nello studio dell’efficienza energetica nell’ambito industriale.

Il progetto InduCo

Lo sviluppo del progetto InduCo (Industria: Consumi e Ottimizzazione) ha consentito di individuare le soluzioni tecnologiche efficienti e realmente applicabili.

#SpeseSostenibili

#EfficientamentoEnergetico

Questo progetto è stato realizzato in linea con la metodologia indicata nel SET Plan Action n.6, ovvero nella logica di perseguire azioni di efficientamento energetico che siano economicamente sostenibili dalle aziende. Il lavoro è stato svolto in stretta collaborazione:
  • con il mondo delle imprese, sia esse rappresentate dalla varie associazioni, come nel caso del vetro, dell’acciaio e del cemento
  • sia attraverso il contatto diretto (ad esempio AbMauri, Co.Pro.B, FRESENIUS Kabi Anti-infectives SANOFI AbbVie etc Italcementi….).

“Dimmi Cosa Produci”

E’ stata realizzata, a tal fine, un’ applicazione che propone specifici interventi di efficienza energetica associati alle fasi produttive degli stabilimenti dei settori industriali più energivori.
Si riferiscono ad interventi realmente realizzati 
nell'industria italiana, che si sono mostrati 
economicamente ed energeticamente convenienti
e che si possono definire come “Buone Pratiche“, anche se non si annoverano tra le migliori tecnologie disponibili (BAT – Best Available Technologies) definite dai documenti BREF europei. Si fa riferimento, prevalentemente, a progetti di efficientamento eleggibili ai sensi del meccanismo dei Certificati Bianchi. Gli interventi sono catalogati secondo degli indici di merito energetici, economici ed ambientali. Sono stati inoltre calcolati sulla base di dati reali di costo e di risparmi effettivi misurati e rendicontati nel tempo.
L'applicativo web è accessibile a tutti attraverso questo link.

Dimmi chi sei e ti dirò quanto consumi

Le esperienze condotte nel mon­do anglosassone hanno dimostrato il ruolo centrale dei temi comportamen­tali. Studi hanno evidenziando come il confronto sociale e la consapevolezza possono essere l’ago della bilancia per spingere e convincere l’Human (rif. Richard Thaler) ad adottare com­portamenti di efficienza e di risparmio energetico.

L’applicazione di RSE

Obiettivo dell’applicazione sviluppata da RSE “Dimmi chi sei e ti dirò quanto consumi”  è quello di aiutare  le famiglie ad acquisire maggiore consapevolezza dei propri consumi energetici e a risparmiare;  non solo soldi ma anche meno emissioni nell’atmosfera.

La profilazione

Attraverso un dettagliato studio di profilazione degli uten­ti, sulla base delle caratteristiche socio-demografiche e di spesa,  ogni famiglia trova un proprio valore di riferimento di quello che è “giusto” spendere per le spese energetiche. Facendo riferimento alle teorie com­portamentali, ogni famiglia trova nel confronto uno stimolo. Ogni famiglia trova inoltre tutte le indicazioni più opportune ad alli­nearsi al valore di riferimento nel mo­mento in cui il suo valore di consumo è superiore.
L'applicativo web è accessibile a tutti attraverso questo link.

Barriere a lama d’aria

Conseguire gli obiettivi energetici e climatici indicati dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN) verso un sistema energetico nazionale più competitivo, sicuro e sostenibile impone il controllo delle emissioni di CO2. Vediamo i numeri da cui partire:
Il 36% di tutte le emissioni di CO2 nell’Unione Europea è 
riconducibile al parco immobiliare e quasi il 50 percento 
del consumo dell’energia finale è usato per riscaldamento
e raffrescamento - di cui l’80 % negli edifici.

Coinvolgere le città

Le città hanno un ruolo importante nel promuovere un cambiamento sostenibile.  Milano è fermamente impegnata nell’assumersi questo impegno attraverso l’Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio ha chiesto la collaborazione scientifica e il supporto di RSE. Oggetto dello studio sarà l’efficacia dei sistemi a lame d’aria, molto diffusi negli esercizi commerciali della città.

Sistemi a lame d’aria: cosa sono e come funzionano

Lo scopo delle barriere a lama d’aria è proprio limitare la dispersione di calore. Limitare questa dispersione tra l’ambiente interno climatizzato (sia in inverno che in estate) e l’esterno durante l’apertura della porta d’ingresso è importantissimo in edifici commerciali e industriali con continuo passaggio di persone o merce. Il dispositivo crea un getto d’aria continuo e intenso in prossimità della porta che ostacola il naturale mescolarsi dell’aria interna trattata, con l’aria esterna (figura 1). Permette, pertanto, il libero passaggio di persone e merci ostacolando, inoltre, l’ingresso nell’ambiente interno di insetti e inquinanti (ad esempio i fumi di scarico delle automobili).
Barriere ad aria verticale - Ricerca Energetica
Figura 1. Schematizzazione di un sistema a barriera d’aria verticale.
Le barriere d’aria si prefiggono, quindi, di evitare 
perdite termiche rispetto ad un ingresso senza lama 
d’aria, proteggendo, inoltre, il personale che opera 
nell’edificio in prossimità dell’apertura da continui 
sbalzi di temperatura dannosi per la salute.

Caratteristiche

La barriera d’aria può essere installata verticalmente oppure orizzontalmente e può essere a semplice ricircolo d’aria, con una batteria elettrica o con uno scambiatore ad acqua o a espansione diretta.

Consumo energetico

E’ chiaro che l’uso delle lame d’aria comportano un consumo energetico (per la ventilazione e per l’eventuale riscaldamento dell’aria), risulta perciò importante conoscere a fondo tali dispositivi per far fronte a una serie di interrogativi: quando sono efficienti? in quali casi lo sono in maggior o in minor misura? quali sono i parametri di scelta e installazione?… Lo studio che RSE si appresta ad iniziare cercherà di dare una risposta a queste domande.

Le ricette di RSE per una mobilità urbana più efficiente

Troppo spesso la concentrazione di inquinanti in atmosfera, che spesso nel Nord Italia e in particolare nelle Pianura Padana, superano quotidianamente i livelli massimi consentiti, è legata a una serie di fattori,  analizzati da RSE,  tra cui come e quanta energia consumano edifici, stabilimenti industriali e mezzi di trasporto.
Ciò che emerge da questi studi è la diretta 
responsabilità di tre importanti fonti di consumo: 
 - settore residenziale
 - trasporti 
 - agricoltura

Settore Residenziale

Il settore civile è responsabile di circa il 40% del totale dei consumi energetici finali nazionali[1] e, nel periodo 1990-2015 ,ha registrato un tasso di crescita annuo di 1,4%. Circa il 75% dei consumi del settore sono legati alla climatizzazione e il parco edilizio è caratterizzato da età medie di oltre mezzo secolo di vita, quindi con una bassa qualità energetica.

Traporti di persone e merci

Il bacino padano è caratterizzato anche da una grande mobilità di persone e merci che per circa l’80% della mobilità si sposta con trasporti individuali su veicoli di età media alta – 8/10 anni – e coefficiente di occupazione medio 1,2 persone/auto.

Area Metropolitana

Ogni giorno nell’area metropolitana milanese si verificano
  • 7,5 milioni di spostamenti
  • con 55 milioni di passeggeri-km,
  • 34 milioni di vetture-km,
  • pari a circa 3 milioni di ore di viaggio,
  • a cui si aggiungono gli spostamenti per il trasporto delle merci.
Per intervenire su questo complesso scenario, occorrono: l’interazione fra infrastrutture e tecnologie, azioni svolte su aree estese del territorio, l’introduzione di norme e comportamenti più stringenti.

Gli interventi

RSE, sulla base della propria conoscenza ed esperienza, ha individuato una serie di proposte di interventi.

Riduzione dei consumi per la climatizzazione

La prima riguarda la riduzione dei consumi per la climatizzazione delle abitazioni e l’utilizzo di sistemi di produzione del caldo/freddo efficienti e ambientalmente sostenibili. Relativamente al tema della produzione di calore, uno degli aspetti maggiormente critici è legato alle emissioni dovute alla combustione delle biomasse. Stufe e camini in Lombardia, Milano esclusa, impattano sulle concentrazioni di PM2.5, registrate in città, più di quello dovuto alle caldaie, non a biomassa, della città stessa. P er questo si ritiene necessario intervenire, anche con incentivi, per sostituire impianti domestici a biomassa con sistemi come le pompe di calore. Ciò potrebbe risultare efficace per la diminuzione delle emissioni di particolato.

Efficientamento energetico

Interventi di efficientamento energetico degli edifici potrebbero portare a riduzioni significative dei consumi e di conseguenza delle emissioni.

Consapevolezza

Infine agire sul tema della consapevolezza degli utenti, per avere un uso consapevole dell’energia e meno sprechi può portare a un risparmio sino al 5%.

Auto Elettriche

Una delle soluzioni invocate è quella della conversione dei veicoli privati verso soluzioni meno impattanti ed emissive. RSE ha prodotto un modello che, prevedendo un significativo rinnovo del parco veicolare – con la sostituzione del parco autovetture circolante con una quota di elettrico pari al 20% e una di ibrido o gpl/metano pari al 20% e per il restante 60% da sostituzione da motorizzazioni meno recenti a veicoli con categorie Euro maggiormente ecosostenibili, stima
  • una riduzione dei consumi di combustile fossile (21%),
  • un aumento dei consumi elettrici (33%),
  • una riduzione delle emissioni di CO2 (21%) e di PM25 equivalente (26%).

Ride Sharing

Tale misura, tuttavia, non produrrebbe alcuna variazione sul tema trasportistico.
Viceversa, sarebbe auspicabile
integrare tali interventi di sostituzione con politiche di sharing.
Al tal proposito RSE ha simulato un modello di ride sharing sull’area di Milano che porterebbe all’aumento del coefficiente di occupazione dell’auto dall’attuale 1,2 a 1,5. Si otterrebbe così la riduzione giornaliera di 670.000 spostamenti in auto con un risparmio energetico derivante di 100.000 tep annue e un risparmio ambientale di 300.000 t di CO2.

Obiettivo mobilità sostenibile, soluzioni a confronto

Circa il 72% della popolazione europea vive, lavora e si muove all’interno di aree metropolitane. Studi sulla mobilità individuano la ricerca un importante obiettivo: mobilità sostenibile.
Di conseguenza, e proprio a partire dal tessuto urbano,
che occorre individuare un nuovo equilibrio tra domande 
di mobilità efficiente, qualità della vita, 
protezione ambientale, tutela della salute. 
Già oggi, le nostre città rappresentano un prezioso incubatore delle dinamiche evolutive che andranno a interessare la mobilità (passeggeri e merci) nel corso dei prossimi anni. Interessanti tendenze si stanno delineando sul tema della mobilità sostenibile e sono già oggi osservabili nei trend demografici e nelle evoluzioni tecnologiche che li accompagnano. Certo, non si può rimanere osservatori distaccati.

Obiettivo Mobilità Sostenibile, come ottenerlo?

Il tema della mobilità sostenibile è un processo che va adeguatamente accompagnato:
  • è necessario che sia governato da opportune misure e interventi strutturali e di governance
  • è indispensabile che siano scelte e realizzate misure sulla base di un criterio di efficacia, valutato come rapporto fra benefici attesi e relativi costi

STORM – Strategies TOwaRds a sustainable Mobility

RSE ha anche recentemente condotto lo studio STORM – Strategies TOwaRds a sustainable Mobility”, pubblicando una serie di “misure e azioni di evoluzione della mobilità urbana”. L’obiettivo è sempre la ricerca di una mobilità sostenibile. Per valutarne l’efficacia, queste misure sono state provate, attraverso una simulazione modellistica, sull’area metropolitana città di Milano, scelta perché rappresentativa di un sistema complesso e per l’ampia disponibilità di dati e informazioni. Ciascuna misura è stata valutata dal punto di vista trasportistico, energetico, ambientale ed economico, al fine di poterne fornire una valutazione integrata.
Queste schede (facilmente confrontabili tra loro e
con un forte impatto grafico)
identificano varie possibili soluzioni alternative.
Oltre a riportare i principali elementi caratterizzanti
ciascuna misura, ne definiscono anche gli impatti.

Compila il questionario per scaricare la documentazione frutto dello studio di RSE.