Efficienza Energetica e Competitività Aziendale: c’è una relazione?

RSE e le imprese dell’industria si sono confrontate sul tema dell’efficienza energetica e della competitività aziendale. L’incontro ha avuto lo scopo di presentare, a un ristretto gruppo di stakeholders, i risultati della ricerca che RSE e I-COM hanno svolto per valutare l’esistenza di una correlazione tra il livello di competitività aziendale e la capacità dell’impresa di gestire efficacemente i propri consumi energetici.
La ricerca, ancora non diffusa pubblicamente, si presta
ad essere commentata e discussa dagli estensori, dalle
imprese e dagli stakeholders che ne potranno valutare la
rispondenza e la coerenza metodologia e procedurale.
Qui di seguito le logiche in base alle quali RSE ha avviato lo studio.

Il campione di riferimento: industriale non-energy intensive

L’attenzione della ricerca è stata focalizzata sul settore industriale non-energy intensive. In particolare, sono stati selezionati tre settori target: 
  • Settore agroalimentare
  • Settore chimico-farmaceutico
  • Settore meccanico
E’ stata condotta un analisi confrontando di due gruppi di aziende assimilabili in termini di settore, fatturato e processi produttivi. Le stesse aziende erano caratterizzate da aver effettuato o meno  interventi di efficienza energetica. La finalità principale dell’incontro è stata quella di raccogliere feedback, indicazioni, osservazioni sullo studio effettuato.

L’ obiettivo della ricerca

Gli interventi e le policy per il contrasto ai cambiamenti climatici, pongono il settore dell’industria in un ruolo centrale, per funzioni, attività e impatto socio economico. Le Industrie sono chiamate a delineare una strategia complessiva di crescita sostenibile del sistema produttivo del Paese e dunque al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Diversi fattori rendono questo impegno particolarmente complesso: come il contenimento dei consumi energetici e l’obiettivo di decarbonizzazione dell’economia. Il tutto deve coniugarsi con il tema della produttività/competitività delle stesse imprese, influenzato da molte variabili, fra le quali:
  • vincoli ambientali
  • costi e la volatilità dei prezzi dell’energia
Tali considerazioni portano, dunque, a formulare la domanda:

Quale relazione lega l’efficienza energetica e la competitività aziendale?

La ricerca svolta nel corso dei due anni 2016-2017 si articola di una serie di contributi e di studi. Il termine competitività aziendale è descritto e misurato da una serie di indicatori relativi ai risultati economici dell’impresa, accessibili grazie all’utilizzo di specifici database, quali:
  • AIDA (Analisi Informatizzata delle Aziende Italiane) di Bureau Van Dijk che contiene una vasta serie di dati su ragione sociale, situazione e forma giuridica, classificazione merceologica dell’attività d’impresa, dimensione della forza lavoro, nonché vari indici di bilancio relativi all’universo delle imprese italiane depositanti il bilancio presso le Camere di Commercio (Bureau Van Dijk, 2015)
  • Indagini statistiche relative a ISTAT ed Eurostat
  • Valutazioni ed indagini svolte da Banca Italia
Più complessa è viceversa la misurazione della capacità, 
da parte delle imprese, di gestire efficacemente i propri
consumi energetici. 
La valutazione, infatti, presuppone la conoscenza specifica di dati di dettaglio di consumo e di costo, difficilmente accessibili. Per tanto, tale aspetto è correlato al tema degli investimenti in efficienza energetica di imprese che nel corso del periodo 2006-2016 hanno effettuato interventi in tal senso, riconosciuti eleggibili ai sensi del meccanismo dei titoli di efficienza energetica.

Duplice vantaggio

Tale scelta infatti consentire, da un lato di valutare interventi “addizionali” e, quindi, di complessità tecnologica/economica e di impatto energetico significativi per gli stabilimenti considerati e, allo stesso tempo di avere un sistema di “normalizzazione” per i confronti.

Pompe di calore ed impianti integrati per il residenziale: una sperimentazione di successo

Alla luce dei requisiti sempre più stringenti richiesti agli edifici di nuova costruzione in materia di efficienza energetica (NZEB), il ruolo delle pompe di calore ha assunto una crescente importanza, tanto da spingere la ricerca verso soluzioni innovative e integrate che abbinano efficienza energetica e fonti rinnovabili.

Pompe di calore integrate con pannelli solari: un esempio di successo

I sistemi integrati sono un esempio virtuoso, sono in grado di garantire caldo, freddo e acqua calda sanitaria tramite l’impiego di pompe di calore e pannelli solari ibridi. I pannelli ibridi permettono la conversione dell’energia irradiata dal sole in energia elettrica ed in energia termica.

Climatizzazione Efficiente e Rinnovabile

RSE  ha ideato e realizzato, presso i laboratori di Milano e di Terni il sistema SINCLER (Sistema Integrato di Climatizzazione Efficiente e Rinnovabile). Questo sistema abbina le prestazioni delle pompa di calore a quelle dei pannelli fotovoltaici ibridi, per la climatizzazione degli edifici e la produzione di acqua calda sanitaria.

Il ROI di SINCLER 

Il sistema ha tempi di ritorno dell’investimento significativamente inferiori alla sua vita tecnica.
Se installato in una abitazione monofamiliare a Roma
ha tempi di ritorno di circa 8 anni se l’edificio ha 
classe energetica A e di 5 anni se l’edificio è 
in classe D.

L’evoluzione: la Pompa di calore elio assistita

Dall’esperienza maturata con il sistema SINCLER è nata l’idea sfidante di realizzare una innovativa pompa di calore elio assistita. Questa pompa prevede un accoppiamento tra la macchina e i pannelli solari ibridi, in modo che il calore fornito dai collettori venga utilizzato per integrare la pompa di calore.

SINCLER+Dual Source

Il nuovo progetto, denominato SINCLER+ Dual source (Figura 2), è basato su una pompa di calore trasformata in una macchina con due scambiatori lato sorgente (aria e acqua) assistita da pannelli solari ibridi. La Pompa di calore utilizza normalmente lo scambiatore ad aria esterna, con la possibilità di utilizzare anche l’acqua come fonte rinnovabile, tramite l’allacciamento a un serbatoio di accumulo collegato ai pannelli ibridi.

Un sistema intelligente 

L’apparecchio è provvisto di logiche di controllo in grado di gestire i due scambiatori, per ottenere le massime prestazioni della pompa di calore e al contempo incrementare il rendimento elettrico e termico dei pannelli ibridi. La prerogativa è quella di essere impiegata durante l’intero arco dell’anno. In particolare, la componente innovativa della ricerca riguarda lo sviluppo di una configurazione di impianto ottimizzato per il clima italiano tecnicamente ed economicamente sostenibile.

L’output: incremento delle prestazioni 

Il monitoraggio in campo ha confermato che la pompa di calore è stata in grado di adattarsi con efficienza e flessibilità alle variazioni di carico. La pompa di calore è stata in grado di adattarsi anche alle temperature di esercizio dei diversi componenti con cui è interconnessa, incrementando le prestazioni complessive dell’impianto rispetto ad una macchina tradizionale. L’utilizzo della sorgente ad acqua, infatti, ha consentito di aumentare le prestazioni invernali (COP) del 35% (Figura 3). Allo stesso tempo ha permesso di ridurre significativamente il numero di sbrinamenti per inversione di ciclo, che nelle macchine aerotermiche penalizzano pesantemente le prestazioni stesse.
Entrambe i sistemi sperimentati presentano taglie idonee a 
soddisfare le esigenze di un edificio monofamiliare di 
piccole dimensioni, ma la loro struttura è comunque 
estendibile anche a edifici di dimensione maggiore.
 
Sistema Integrato di Climatizzazione Efficiente e Rinnovabile (SINCLER) di RSE
Figura 1: Sistema Integrato di Climatizzazione Efficiente e Rinnovabile (SINCLER) di RSE
Il sistema integrato SINCLER+ Dual Source di RSE
Figura 2: Il sistema integrato SINCLER+ Dual Source di RSE
Prestazioni della pompa di calore DUAL SOURCE con sorgente ad aria e ad acqua
Figura 3 –Prestazioni della pompa di calore DUAL SOURCE con sorgente ad aria e ad acqua

Mobilità elettrica, soluzioni nuove e smart a Milano

Il car sharing e i suoi benefici

Il  tema dello spostamento condiviso (sharing)  è di grande interesse, in modo particolare nelle grandi città, in quanto la mobilità elettrica, potrebbe ridurre gli effetti negativi e nocivi legati alla congestione stradale. Infatti, l’elevata richiesta di trasporto automobilistico, soprattutto legata alle ore di punta, e il basso tasso di occupazione dell’automobile privata (in Europa mediamente pari a 1,8 e in Italia a 1,7, ma in ambito urbano si arriva a valori prossimi a 1,2)  sono causa di ingorghi stradali.
A questo si devono aggiungere gli  effetti sulla qualità 
dell’aria e salute umana e sul cambiamento climatico 
causati dall’emissione di gas ad effetto serra (GHG).
Il colpevole dunque è “come si usa l’auto”: per questo motivo, nelle grandi realtà urbane si stanno diffondendo diversi servizi di shared mobility.

Il Ride Sharing: semplice, efficace, pratico.

Una soluzione originale e innovativa, studiata da  RSE, è quella del Ride Sharing:  un servizio basato sulla condivisione occasionale di un viaggio su un veicolo privato. Questa condivisione riguarda prevalentemente l’automobile, in cui guidatore (driver) e passeggero (rider), che condividono almeno una parte del percorso e l’orario del viaggio, si accordano per effettuarlo insieme in modo da ottenere reciproco vantaggio.

Ride Sharing: l’automazione della condivisione del veicolo. Un vantaggio per tutti, anche per la città.

Il servizio è basato su un sistema automatizzato che, presumibilmente tramite app e sistemi smartphone, permette l’accordo tra driver e rider con breve preavviso prima della partenza. Poi se l’auto condivisa fosse anche elettrica, si potrebbero sommare gli effetti positivi della tecnologia con le nuove tendenze smart.

Una strategia win-win

La modalità Ride Sharing rappresenta una strategia win-win per il driver (che riduce i costi del suo spostamento) che per il rider (che acquisisce un passaggio su un mezzo privato a costi molto competitivi). Anche l’esercente del sistema Ride Sharing ha uno spazio di ritorno economico. E’ previsto che una percentuale di quanto versato dal rider sia trattenuto per la gestione del servizio stesso.

Mobilità elettrica: la simulazione a Milano

RSE ha provato a simulare il funzionamento di tale sistema sull’area metropolitana di Milano, per capire quali effetti potrebbe avere.
Perchè Milano? perché è un’area di circa 630 km2, 
abitata da circa 2,5 milioni di persone, con 4000km 
di strade e che con la sua densità di 4000 abitanti/km2
(a Milano ci sono oltre 7000 abitanti/km2) rappresenta
un’area tra le più densamente urbanizzate e popolate 
di Italia.
La città di Milano poi si è sempre dimostrata un interessante incubatore delle dinamiche evolutive e delle evoluzioni tecnologiche che interesseranno la mobilità (sia per quanto riguarda i passeggeri che le merci) nel corso dei prossimi anni. Per valutarne l’efficacia, tali misure sono state “provate”, attraverso una simulazione modellistica multimodale, ricostruendo, sulla base della domanda di mobilità di un giorno feriale tipo, come si muovono i circa  3,8 milioni di individui che gravitano con una certa costanza nell’area urbana.

Il risultato? una riduzione significativa delle auto circolanti, dei consumi energetici e dell’impatto ambientale

Immaginando che il 20% della popolazione che gravita nell’area sia iscritta al servizio di Ride Sharing (760.000 individui – cifra non molto superiore agli attuali iscritti ai servizi di auto in sharing) si otterrebbero dei risultati molto interessanti:
  • si avrebbero – a parità di domanda attuale – una riduzione di circa il 4% del numero di auto circolanti.
    • Si tratta di una riduzione significativa che se “vissuta” dalla popolazione, potrebbe portare ad un ulteriore incremento della quota di iscritti, creando un circolo virtuoso nel comportamento di mobilità.
  • Immaginando che il programma preveda una incentivazione all’acquisto di auto elettriche, e che quindi le auto partecipanti siano elettriche, i benefici attesi, da un punto di vista energetico ambientale sarebbero molto interessanti:
    • riduzione del 10% degli attuali consumi energetici, al netto dei maggiori consumi elettrici,
    • riduzione di circa il 15% dell’impatto ambientale sulla qualità aria e CO2.

Un percorso virtuoso e sostenibile

In questo modo si potrebbero sommare i benefici tecnologici con un uso più smart e sostenibile dell’auto; un percorso non banale, ma non impossibile.

La povertà energetica delle famiglie, occorre diventare virtuosi

L’utente e i suoi comportamenti in ambito energia

La svolta c’è stata quando nelle policy energetiche si è deciso di mettere al centro dell’attenzione l’utente, ponendo come priorità la domanda rispetto all’offerta. Una rivoluzione che ha spostato il problema dal piano razionale dell’ingegneria a quello – imprevedibile, irrazionale, e soprattutto fortemente polverizzato – del comportamento degli utenti finali.

Osservatori 

RSE presidia da tempo queste tematiche, anche attraverso la partecipazione a progetti di ricerca europei quali
  • S3C (Smart consumer Smart customer Smart citizen)
  • NATCONSUMERS (NATural Language Energy for Promoting CONSUMER Sustainable Behaviour)
  • ASSIST 2gether

Il progetto RSE “Energia su Misura”

RSE ha anche sviluppato, a partire dal 2015, uno specifico progetto di ricerca denominato Energia su Misura che guarda al consumatore finale ponendosi tre semplici domande:
  • chi è?
  • quanto consuma?
  • come consuma?

La conoscenza a 360° per mappare i consumi: la povertà energetica delle famiglie

Avviando lo studio per la caratterizzazione delle diverse tipologie di nuclei familiari, associandovi i relativi profili di domanda, indagando i comportamenti assunti, la predisposizione a utilizzare tecnologie efficienti, la consapevolezza dei propri consumi, l’obiettivo finale è quello di capire l’utente in tutti i suoi aspetti.
Perché solo attraverso la conoscenza dello stato
dell'arte si può poi procedere alla definizione di 
obiettivi di risparmio realmente conseguibili
combattendo la povertà energetica delle famiglie

Gli “utenti vulnerabili”

Nella caratterizzazione delle famiglie, particolare attenzione è stata data al segmento degli utenti vulnerabili, quella fascia di popolazione non in grado di provvedere ai minimi fabbisogni energetici (povertà energetica) Tanto più, che la recessione economica ha significativamente acuito la dimensione della povertà energetica, erodendo aree di popolazione precedentemente non coinvolte.

Zoom sull’Italia

In Italia il fenomeno della povertà energetica trova una sua parziale mitigazione con la disciplina del Bonus sociale. Recentemente, però, l’AEEGSI (anche a seguito della riforma delle tariffe elettriche) ha sollecitato RSE ad approfondire e analizzare la situazione relativa ai clienti che usufruiscono del suddetto Bonus, con lo scopo di fornire informazioni e valutazioni utili e propedeutiche a proporre una possibile modifica dell’attuale struttura.

Lo studio sulla povertà energetica

Lo studio sulla povertà energetica è stato avviato, in collaborazione con MM e con il Comune di Milano, su circa 25 famiglie presenti negli edifici residenziali pubblici (ERP) in modo integrato:
  • sia con il supporto della tecnologia (monitoraggio dei consumi)
  • sia con l’impiego di strumenti di feedback, in grado di sensibilizzare gli utenti a conseguire miglioramenti di efficienza energetica e riduzioni dei costi in bolletta.
La sperimentazione nella sua prima fase è stata completata e il video ne racconta in pochi minuti la storia. Il filmato parla di energia che serve a fare funzionare gli apparecchi ma anche (soprattutto) della partecipazione attiva dei diretti interessati; attori al debutto che hanno messo “in luce” entusiasmo e partecipazione. GUARDA IL VIDEO IN INGLESE
RSE – Ricerca sul Sistema Energetico – è  una società del gruppo GSE.

Energia su misura… per case meno im-popolari a Milano

Anche e soprattutto nelle case ERP – l’Edilizia Residenziale Pubblica – la prima voce di spesa per le famiglie è l’abitare; non solo pagare il mutuo o l’affitto, ma anche il riscaldamento, le bollette della luce e dell’acqua, i rifiuti, altri tributi e tasse comunali.
Questa significativa voce di spesa può diventare un 
problema molto grave per una fascia della popolazione
“più vulnerabile” che ha redditi e capacità economiche
limitate.
Spesso tale disagio abitativo si concentra proprio negli edifici ERP in cui si sedimentano le fasce di popolazione più deboli e più soggette ai fenomeni di estrusione sociale.

Come aiutare queste realtà?

Un primo punto da cui partire per risolvere il problema è ridurre gli sprechi di energia elettrica. Si può fare, ma bisogna sapere dove e come intervenire. Consapevole di questo problema RSE, in collaborazione con MM, che gestisce il patrimonio di edilizia pubblica di Milano, ha avviato il progetto “Energia su misura”. 

Scopo del  progetto

Questo progetto è finalizzato a stimolare comportamenti virtuosi da parte del consumatore per favorire l’efficienza energetica. Il primo esperimento, partito il 5 maggio, sarà condotto a Milano, presso un edificio ERP di Via Palmanova composto da circa 350 alloggi, all’interno del quale sono state individuate circa 30 famiglie “campione”. L’auspicio è che l’effetto “passa parola” possa indurre altri complessi ERP ad aderire all’iniziativa.

Come funziona nello specifico?

All’interno delle abitazioni ERP, scelte in base alle tipologie di utenti, sia per la composizione (coppia di anziani, famiglie con figli, single, …) sia per le loro caratteristiche (diverso potere di acquisto, scolarizzazione, sensibilità ambientale, …) si procede al monitoraggio on line dei consumi elettrici totali e suddivisi per le principali voci di consumo (lavatrice, lavastoviglie, TV e sistemi di entertainment, boiler, …). Passato un periodo di circa tre mesi, necessario per ricostruire i comportamenti di base delle famiglie, si procede a una analisi dei risultati. Individuando i punti di criticità (consumi eccessivi dovuti a tecnologie obsolete, comportamenti errati, consumi inutili e sprechi) si identificano le possibili soluzioni. Nel caso in cui sia la tecnologia a non funzionare, si propongono all’utente progetti per la sostituzione della tecnologia stessa fornendo consigli e indicazioni.
Esempio: quanta elettricità posso risparmiare e in quanto
tempo riesco a ripagarmi con i risparmi conseguiti un 
nuovo elettrodomestico?

Il coinvolgimento dell’utente

Dove il problema è (anche) l’utente, allora si procede ad un programma di informazione e di formazione. A secondo della tipologie di famiglia individuata, oltre ad un necessario “sportello di supporto”, vengono forniti strumenti utili per aiutare le famiglie ad avere un atteggiamento più consapevole dell’uso dell’energia. Alcuni esempi pratici sono la fornitura di display che visualizzano i consumi, brochure informative, esempi di buona pratica, sistemi informativi basati sui giochi, e così via. Per verificare l’efficacia e l’efficienza del processo di formazione agli utenti, segue poi un successivo periodo di monitoraggio – anch’esso dalla durata di circa 3 mesi – che consente di valutare – per differenza rispetto ai valori “di base” il reale risparmio ottenuto. Questo approccio servirà all’utente a spendere meno e forse servirà anche a formare cittadini più consapevoli e ambientalmente più sensibili. E chissà che partendo da li si possano raggiungere altri traguardi ambiziosi.

Ricerca RSE premiata come un progetto innovativo e con i piedi per terra.

Il 18 ottobre, il CESEF, Centro Studi sull’Economia e il Management dell’Efficienza Energetica, ha assegnato l’Energy Efficiency Award 2018 per la “Migliore idea di progetto di efficienza energetica nel settore industriale” a Hera, Ricerca sul Sistema Energetico (RSE) e Galletti Group, azienda storica nel campo della climatizzazione in Italia.

Dettagli del Progetto

L’intervento rientra nell’ambito di un consolidato accordo di sviluppo firmato da RSE con il Gruppo Hera allo scopo di promuovere l’efficienza energetica, individuando e sviluppando modelli e tecnologie applicabili e replicabili nelle diverse realtà industriali.

Il Premio per la Ricerca RSE

Consegnato dal sottosegretario allo Sviluppo Economico Davide Crippa, è stato assegnato sulla base di un votazione da parte di una ampia platea costituita dalle più importanti utilities nazionali, da centri di ricerca e da aziende nel settore dei servizi energetici. Per RSE, dunque tale riconoscimento costituisce un’ulteriore dimostrazione dell’impegno rivolto in attività di ricerca sul territorio, con progetti innovativi e originali, ma con i “piedi per terra”, nel rispetto cioè dei vincoli di sostenibilità economica e di fattibilità. Il progetto, infatti, che prevede l’utilizzo delle pompe di calore in ambito industriale per il recupero del calore a bassa entalpia, sarà realizzato presso uno stabilimento del settore chimico di proprietà di una multinazionale.
Un plus in più nella grande esperienza di RSE nel 
campo delle Pompe di Calore su un settore poco esplorato, 
ma dalle tante potenzialità.
 

Povertà energetica: un fenomeno preoccupante e in crescita

Milano, 12 settembre 2018 – Un’importante fascia di popolazione italiana vive in condizioni di povertà energetica (PE) o, più propriamente, di vulnerabilità energetica. Con questo termine s’intende la difficoltà ad acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici, o la necessità di utilizzare risorse familiari superiori a quanto socialmente desiderabile per acquistare tali servizi. Di questo tema e di come tentare di risolverlo, si è discusso oggi nell’evento: “Povertà Energetica, riconoscerla per contrastarla”.
L'evento è stato organizzato da RSE, con il supporto del 
Comune di Milano e la partecipazione di Banca Italia, 
Istat ARERA e di Regione Lombardia e Città Metropolitana
e con il contributo di un rappresentativo gruppo 
di interlocutori delle utility e del terzo settore.
“RSE – Ricerca sul Sistema Energetico – da anni svolge ricerche e analisi sui consumi energetici degli italiani, all’interno di attività legate all’efficientamento energetico o di valutazione dei comportamenti degli utenti, fornendo supporto alle istituzioni sulla governance dei problemi energetici – così ha introdotto i lavori Massimo Gallanti – direttore del Dipartimento Sviluppo Sistemi Energetici di RSE – Grazie al contributo di Banca d’Italia e Istat, i ricercatori di RSE hanno potuto esplorare, in maniera più dettagliata, il fenomeno della povertà energetica che impatta in maniera negativa su oltre l’11% delle famiglie italiane, molte delle quali versano, secondo i dati Istat, nella fascia di povertà assoluta”.

Insieme, con il Comune di Milano

“ Quella di oggi – ha commentato Gabriele Rabaiotti – Assessore alla Casa e ai Lavori Pubblici del Comune di Milano – è un’iniziativa interessante perché ci consente di aprire il confronto e il dialogo su un tema molto importante per l’amministrazione comunale. Nonostante tanta ricerca, si fa ancora fatica a trovare elementi di ricaduta pratica, che si traducano in strumenti operativi efficaci per intervenire concretamente e affrontare il fenomeno della povertà energetica. Si tratta di una sfida importante perché coinvolge le parti della città più fragili e bisognose, dove si verifica una contraddizione fortissima: chi ha meno spende di più. E, proprio nell’ambito dell’edilizia popolare, la contraddizione si fa sempre più forte.

Da dove partire?

Serve, in prima battuta, diffondere comportamenti virtuosi per il risparmio energetico. E’ necessario fare interventi significativi di efficientamento energetico negli edifici di edilizia pubblica, perché più del 50% del patrimonio milanese pubblico è precedente al 1950. Infine, credo sia opportuno intervenire sul calcolo della spesa energetica che va modulata sulla capacità di spesa delle famiglie, come avviene per il canone abitativo”.

Povertà Energetica: reale problema

“La povertà energetica – ha spiegato Marco Borgarello – ricercatore di RSE e coordinatore della ricerca sulla PE – è un grave problema che, oltre a costituire un elemento di debolezza sul principio delle uguaglianze su cui si basa lo stato sociale, può inevitabilmente determinare fenomeni di esclusione sociale ed emarginazione, con preoccupanti derive sociali. Per individuare possibili soluzioni di mitigazione e di contrasto al tema vi è, tuttavia, la necessità di saperla conoscere e riconoscere, per definirne, in modo oggettivo e condiviso, i contorni e per quantificarne con chiarezza le dimensioni”.
Ed è su questo doppio binario: riconoscere e conoscere e 
il problema e trovare possibili soluzioni, si è articolato 
l’evento di oggi, che ha visto la partecipazione dei principali
 attori nazionali che si occupano di Povertà Energetica.
I contributi di ISTAT e Banca d’Italia hanno esplorato in maniera dettagliata come riconoscere il fenomeno. Sebbene, infatti, il tema della PE costituisca una delle priorità della politica dell’Unione Europea, permane la difficoltà nell’individuare una metodologia condivisa necessaria per definire lo stato di povertà energetica e, quindi, per quantificarne la dimensione.

Dettagli delle analisi

Banca Italia ha riportato un’analisi degli indicatori che sono in grado di descrivere e comprendere il fenomeno, in base ai quali costruire metodologie di misura appropriate. “Sono molti gli indicatori che è possibile utilizzare – ha commentato Ivan Faiella – Banca d’Italia – è però importante trovare una metodologia condivisa, allineata alle migliori pratiche della letteratura sull’analisi della disuguaglianza e della povertà, anche per poter monitorare il fenomeno nel tempo e valutare con accuratezza le politiche di contrasto adottate”.

Soglia di povertà energetica

Tra queste proposte vi è quella realizzata con RSE per la definizione di soglia di povertà energetica inclusiva di tutti i soggetti che ne sono affetti, basata sul fabbisogno energetico domestico e sulla spesa per soddisfarlo.
Tale fabbisogno energetico è stato correlato a una spesa minima,
in termini di gas naturale, calcolata a partire dalle tariffe
standard pubblicate nelle statistiche annuali ARERA.
Una volta individuata la spesa necessaria per soddisfare le esigenze minime di comfort delle famiglie, sono stati incrociati i risultati con le spese per riscaldamento contenute nel paniere di spesa ISTAT (indagine sulle spese). In questo modo è stato possibile definire quante famiglie sono in una condizione di PE. Il risultato rivela che le famiglie italiane in condizione di PE sarebbero circa tre milioni (11,7% del totale), collocate nella parte bassa della distribuzione delle spesa. La probabilità di essere in PE è più elevata per le famiglie in condizione di povertà assoluta, nelle quali la persona di riferimento ha un basso titolo di studio, per quelle che risiedono al Sud (in particolare nelle Isole) o con una più elevata incidenza della spesa per riscaldamento (ogni punto percentuale in più d’incidenza accresce la probabilità di essere in PE del 6,4%).

L’importanza di individuare il problema

“Una volta riconosciuto il problema è stato necessario conoscerlo. L’esperienza condotta negli edifici ERP di Milano – ha spiegato Marco Borgarello – e il monitoraggio onsite dei consumi domestici per esplorare le caratteristiche di consumo delle famiglie e i loro principali comportamenti, ha costituito uno spaccato rappresentativo del fenomeno della PE. I consumi elettrici medi misurati nelle case sono stati di poco superiori a 700 kWh/anno, rispetto a un consumo medio su base nazionale di 2500 kWh/anno”. La diffusione e le tipologie di elettrodomestici presenti nelle abitazioni si discosta dal valore medio italiano riportato da Istat ed anche i comportamenti di utilizzo sono molto legati alle condizioni di disagio e di vulnerabilità.
Il 90% delle famiglie ha la lavatrice, solo l’8% ha 
la lavastoviglie,il 35% un forno a microonde e la TV è 
accesa mediamente 11 ore al giorno.

Il Bonus Sociale

Dall’intervento di ARERA è emerso che un consolidato sistema di mitigazione al fenomeno è rappresentato dal bonus elettrico e gas. Sono circa 2 milioni di famiglie, i potenziali beneficiari del bonus sociale, non omogeneamente distribuiti sul territorio nazionale, e generalmente localizzati nelle aree rurali, tra i residenti in piccoli condomini e tra gli affittuari.

Prime Conclusioni

L’incontro si è concluso con una tavola rotonda a cui hanno partecipato numerosi interlocutori del mondo delle utility e del terzo settore che hanno illustrato alcuni esempi pratici di contrasto alla povertà energetica. Tra questi, una soluzione su cui RSE è impegnata in prima linea è rappresentata dalla riduzione della spesa dei consumi eccessivi di energia attraverso l’efficientamento energetico degli edifici. Questo è da attuarsi attraverso meccanismi che consentano di garantire un ritorno dell’investimento per gli operatori privati su immobili di proprietà pubblica dati in locazione.